L’astronave intergalattica, un concentrato di pura energia e materia oscura, toccò terra dolcemente in un campo agricolo. Il portellone si aprì sibilando e ne emerse Xylar, un esploratore del sistema di Zeta Reticuli, pronto a donare all’umanità i segreti dei cunicoli di Einstein-Rosen e le risposte a tutti i misteri dell’universo.
Ad attenderlo, però, non c’erano i vertici militari dell’iniziativa PURSUE, e nemmeno le telecamere per la diretta mondiale. C’era una volante della Polizia di Stato e l’Ispettore Diomede, che teneva in mano un blocco di verbali.
«Salve, terrestre,» disse Xylar, il cui traduttore universale emetteva un tono metallico e solenne. «Vengo in pace. Porto con me la conoscenza assoluta e i dati per aggiornare definitivamente il vostro archivio su war.gov/ufo.»
L’Ispettore Diomede si sistemò gli occhiali, impassibile. «Sì, va bene la pace. Favorisca i documenti, per cortesia.»
Xylar sbatté le sue quattro palpebre. «Documenti? Io sono un emissario della Confederazione Galattica…»
«Senta, signor Xylar,» lo interruppe Diomede, estraendo la penna. «Qui risulta che lei è atterrato fuori dai valichi di frontiera autorizzati. Ha un passaporto? Un visto d’ingresso?»
«Ho… ho viaggiato piegando lo spaziotempo a mio piacimento!»
«Quindi è sprovvisto di regolare visto. Niente permesso di soggiorno per motivi di turismo interstellare o lavoro subordinato?»
«Ma io porto la tecnologia per l’energia infinita!» protestò l’alieno, indicando il nucleo al plasma della sua nave.
«Questo lo deve spiegare alla Questura,» sospirò l’Ispettore. «Al momento, secondo il Testo Unico sull’Immigrazione, lei è considerato un cittadino extracomunitario… anzi, extra-atmosferico, irregolare sul territorio dello Stato. Clandestino, per capirci.»
In quel momento, un’auto nera dai vetri oscurati sfrecciò nel campo, frenando sollevando un polverone. Scesero due agenti in giacca e cravatta, sventolando tesserini governativi. «Fermati tutti! Sicurezza Nazionale! Questi sono soggetti di interesse globale, passano immediatamente sotto la nostra giurisdizione!»
L’Ispettore Diomede alzò una mano. «Ragazzi, mettetevi in fila. Prima c’è l’identificazione, il fotosegnalamento e il decreto di espulsione del Prefetto. Poi, se volete farci gli esperimenti o aggiornare i vostri portali sulle anomalie, fate pure.»
«Ma è il primo contatto extraterrestre della storia!» gridò l’agente governativo, sbigottito.
«È un ingresso irregolare senza fissa dimora,» ribatté Diomede, compilando meticolosamente il modulo in triplice copia. Si rivolse di nuovo a Xylar, porgendogli un documento. «Ascolti a me, la procedura è questa: le notifico il decreto di respingimento. Ha sette giorni di tempo per lasciare il territorio nazionale e tornare nel suo quadrante galattico di origine. Se la pizzichiamo di nuovo qua senza carte, scatta la denuncia penale e il trasferimento al CPR.»
Xylar guardò il “Foglio di Via”, confuso. Le civiltà più avanzate dell’universo avevano superato malattie, guerre e la morte stessa, ma non erano minimamente preparate alla burocrazia terrena.
«Sette giorni planetari…» mormorò l’alieno, sconsolato.
«Esatto,» concluse l’Ispettore, rimettendosi in macchina. «E sposti quell’astronave dal campo, che è in divieto di sosta e se passa il proprietario del terreno le devo fare pure la multa. Buona giornata.»
Xylar risalì lentamente sulla rampa, scuotendo la grande testa grigia. Niente invasione, niente scambio culturale, niente rivelazioni cosmiche. La Terra era un pianeta inespugnabile: difesa non da armi laser o scudi di forza, ma da un invalicabile muro di scartoffie.
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